raku

Il raku è una tecnica di origine giapponese del XVI secolo. Negli anni ’70 alcuni artisti americani la modificano e sperimentano nuovi approcci a questo tipo di cottura veloce. Si utilizza una terra refrattaria o semirefrattaria, capace di resistere a forti shock termici. Il pezzo viene modellato e poi cotto una prima volta a 950/980°C, si ottiene così il biscotto. Il  pezzo è ora pronto per la smaltatura e la cottura raku.
Per la smaltatura io uso una fritta alcalina, a volte con ossidi di rame, cobalto o ferro, e qualsiasi tipo di smalto per basse temperature. Una volta smaltati, metto i pezzi nel forno alimentato a gas e faccio salire rapidamente la temperatura. Raggiunti i 950°C circa, dopo aver dato una sbirciata nel camino e aver controllato che lo smalto sia ben fuso, chiudo il gas e apro il forno.
Questa è la parte più spettacolare del raku.

Prendo i pezzi incandescenti con l’ausilio di una pinza e li metto in contenitori con materiale combustibile come carta di giornale e segatura grossolana che immediatamente prende fuoco. Il fumo penetra nelle crepe dello smalto dando vita al caratteristico craquelè e gli ossidi metallici reagiscono nella atmosfera ridotta producendo lustri metallici.

Purtroppo a volte lo shock termico non agisce solo sullo smalto ma anche sulla creta, e il pezzo si crepa.

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